mercoledì 27 giugno 2007

Tanto vale buttarlo via

Luigi Fenoglio

















L’anno in cui mia sorella si sposò fu anche l’anno in cui mio padre pescò una trota da cinque chili. Se ne parlò in tutta la vallata perché una trota del genere non s’era mai vista da quelle parti e per di più l’aveva presa uno che neppure era pescatore. E lui girava per il paese con un cappello a tesa larga e la schiena dritta, raggiante e sicuro di sé offriva da bere a chiunque avesse voglia di ascoltare quello che aveva da raccontare. Aveva un sorriso così grande che sembrava gli si fosse accorciata la pelle. E allora passava le sere all’osteria e a volte saliva in piedi su un tavolaccio e si metteva a cantare, raccontava la sua storia e si gloriava di averla messa nel culo a tutti i pescatori invidiosi che ci avevano provato per anni senza riuscire neppure a vederla una trota così. Credo lo sapesse che in fondo non gliene importava niente a nessuno, ma con il bicchiere in mano non avevano orecchie che per lui.

Andò avanti per un po’ con quell’andazzo da spaccone e quel sorriso da primo ministro, poi una sera mia sorella annunciò di essere incinta e la pelle tornò della lunghezza di sempre. Forse qualcosa di più. La trota venne dimenticata e seguì un periodo di fermento e preparativi frenetici per il matrimonio imminente. La sera in cui conobbe i genitori dello sposo mio padre si rifiutò di parlare, disse soltanto che avrebbe invitato quante persone voleva e che al vino ci avrebbe pensato lui. C’era poco tempo, lo sapevamo tutti quanti, ma lui non volle rinunciare a fare le cose in grande e invitò più di centocinquanta persone.

Io i matrimoni non li ho mai sopportati. Le camice pulite e i colli di gesso, le cravatte coi pupazzetti, i capelli ordinati e la riga da una parte, le centotrentadue portate del pranzo e l’ipocrisia strisciante che s’incastra in tutte le mani che si stringono, nei sorrisi che si sprecano e nell’umanissima volontà di tutti quanti di trovarsi in realtà da un’altra parte. Ma non avevo fatto i conti con mio papà. Accompagnò mia sorella all’altare tenendola sottobraccio, impettito e fiero anche se sapeva benissimo che lei era a disagio. Si era raccomandata che non le facesse fare brutta figura e lui si comportò benissimo, non si mise a ridere durante la funzione e si sforzò di non insultare lo sposo. A metà della cena, però, si slacciò la cravatta e salì su un tavolo.

Era sudato, si era aperto la camicia e ansimava. Invitò gli altri a cantare ma nessuno volle seguirlo. Così prese una bottiglia di vino in mano e la mostrò a tutti gli invitati che lo guardavano senza sapere bene se farlo scendere o cosa. Disse che era vino buono e che se il vino non serviva a far cantare allora tanto valeva buttarlo via. Fu a quel punto che guardò mia sorella e si mise a piangere. Balbettò qualcosa che nessuno riuscì a capire e bevve un lungo sorso dalla bottiglia. E allora cominciò a cantare da solo, a squarciagola, con le braccia spalancate e le vene che gli si gonfiavano sul collo mentre gli invitati si scambiavano sguardi disorientati e mia sorella si teneva la faccia fra le mani. Ma prima uno, poi due, poi tre, poi un numero sempre maggiore di invitati si alzò in piedi e lo seguì nel canto. E a mio padre non importava se lo stessero facendo per fargli un piacere, se fosse pietà o semplicemente avevano voglia di farlo. Fu una gran festa, la gente prese a ballare e mio padre cantò fino allo sfinimento. Poi però scese dal tavolo e se ne andò esausto da qualche parte all’aria aperta.

Io scappai nel cortile e lo seguii. Non sapevo bene cosa gli avrei detto e neppure cosa dire in realtà, ma non volevo che stesse da solo. Lo trovai un po’ più in là, sdraiato a pancia in su sul prato mentre allargava gambe e braccia come mi aveva insegnato a fare da bambino nella neve fresca. Sto nuotando come un pesce – diceva – ma in realtà stava solo cercando di diventare un angelo.



21 commenti:

marcocorona ha detto...

a leggere il testo bianco su fondo nero c'è da cavarsi gli occhi!

M ha detto...

così va meglio?

marcocorona ha detto...

è sempre uguale. dovresti mettere nero su bianco

M ha detto...

fatto.

marcello.bottega ha detto...

Non per contraddire Don Corona, ci mancherebbe, ma era tanto bello nero...

M ha detto...

così è a prova di anziano.il passo successivo è il braille.

Anonimo ha detto...

E così adesso si sa anche il tuo vero nome. Tanti nomi, ma sei sempre tu egidio, pietro, colorandom, arturo e poi chissà. Molto bello e molto bella l'illustrazione. bravi entrambi. Daniela

Mai.esistita ha detto...

Bello... non solo il racconto, ma proprio il progetto in sè.. e belle queste illustrazioni... tanti nomi per una stessa penna.. e dopo Pietro, Arturo, Egidio.. adesso è finalmente arrivato Luigi... chissà chi verrà dopo.. ma poco importa... bacio Mai.

Gas ha detto...

Tuo padre cantava e così esprimeva la sua Arte e nel cercare di diventare un angelo, esprimeva il suo Essere...tu scrivi e così esprimi la tua Arte e, attraverso le parole esprimi il tuo Essere, regalando emozioni. In fondo anche questo è un tentativo per cercare di diventare un angelo,non credi?:-) Gas

M ha detto...

Luigi? personalità multiple?
comunque grazie a todos, arriveranno presto nuovi autori, zalut.

Les ha detto...

le parole possono essere angeli, così come le immagini. mi sembrano doni incredibili. a noi spettatori il compito impossibile di entrare del tutto dentro chi ha concepito bellezza, il dovere di ascoltarsi quando la riceve. un saluto grande. Les

akamota ha detto...

Ma poi...le ali sono spuntate davvero ? Ed è uscito dalla finestra cantando ?

luigi.fenoglio ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
luigi.fenoglio ha detto...

era già all'aperto, non c'era nessuna finestra. Al massimo sarebbe potuto rientrare mi sa.

luisella ha detto...

ma siete matti?

Anonimo ha detto...

Io mi sono sempre incantata nel leggere i tuoi racconti, e questo non fa eccezione. Molto bella anche l'illustrazione. Egi', la classe è classe, altro non so dirti....Divinapatty

s c a r a v e n t o ha detto...

no mai buttarle vie
ma se mai metterle
tra le gioie
non accantonate
ma conservate.

ciao
s c a r a v e n t o

Andrea ha detto...

Davvero un bel racconto...
Evocativo, e pieno di vino.
(certo che alcuni commenti sono davvero enigmatici... )

Andrea

Anonimo ha detto...

come al solito non deludi. mi ricordi i racconti di mia nonna, un tantino malconci a causa della scarsa memoria. ma vivi vivi vivi come lei è viva in me. grazie.
sil

Anonimo ha detto...

Che bel racconto, asciutto, pulito, pieno di cose. L'illustrazione è grandiosa, come le altre del resto, ma riuscire a legare ad hoc una storia così carina è davvero da applauso. Sarebbe bella anche senza illustrazione questa storia. Sarebbe bella anche senza questa storia l'illustrazione. Però insieme... Complimenti ad entrambi.

orlando c.

Anonimo ha detto...

truppa d'idioti!