
«In un'altra mezzanotte, d'altri tempi, stanco e affranto
meditando testi antichi d'una scienza ormai ignorata,
ciondolavo già dal sonno quando piano un colpettio
fu sentito alla mia porta, come un battito cortese».
E me la ciami cortesia, Edgar?
Bussar a notte fonda con beccuccio/martelletto?
Fattene una ragione, cucù! Lenore l’è morta, non v’è più.
Capita a tutti, non c’è gracchiare che tenga né consoli, né dittonghi celebrativi, men che mai suadenti enjambement. Oh, lallà! Nascondi/imbratta/storpia/affoga il sentimento dietro cantilenante nevermore, Pallade/appollaiato o meno, ma Lenny l’è passata, va in malora, puzza e inacidisce come carogna di vacca. Questo soltanto, e nulla più.
C’è – ed è vero – che quello era corvo di tenebra, e malmostoso, e timido, e di buia litania. E questo qui il Cazzuia ce lo ingentilisce al guardo, al cuore, ne fa un che di fru-fru. Ma abissi o non abissi – di lucifera coda non so dire né mi tange, mai più – resta il fatto che i vermi se sbafano a mucchiotti le poppe ormai flosce di Lenore.
C’hai un bel dire, Edgar bello, nevermore. Tu te resti solo in camera a intingere il pennino nel calamaio asiutto e son già paglia marcia i suoi cavej che furon d’or.
7 commenti:
bravo Monkyero, m'hai regalato qualche secondo scritto, forse un minuto intero
cucù!
Bravo Ale!
Cesarina.
Pieno di paroloni difficili. Curioso un bel poe questo scritto.
sei davvero bravo!...sono invadente se ti chiedo che tecnica usi?..
Ciao
Love the style!
Bellino. Ma inutile.
non si può fare miglior complimento all'arte, dell'inutilità. Se no è artigianato, quando serve a qualcosa.
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