
je t’aime
una questione tra me e te
farti passare sopra o sotto
a piccoli pezzetti
o tutta in un botto
a rischio di salute
mi spremo e mi concentro
ma il quid non si discute
entro stasera ti voglio dentro
(moi non plus)
la fai facile, bambina
travestendola da amore
mero affaire di pertugi
senza ascoltare il cuore
girala come vuoi
la cosiddetta frittata
tu prendi il godimento
e io l’inculata
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l’albero a cui tendevi la pargoletta mano…
l’autunno implacabile ti mette in mostra
ti deride, gratta sotto la crosta
tutte le malefatte, tante
nella tazza ammaccata e rossa
dove bevevi il caffelatte
ora bevi di più, bevi altro
la terra è smossa
il conto sul tavolo
la mano tesa al giro di giostra
un ricordo eccessivamente benevolo
tra un po’ diranno “era un buon diavolo”
con voce casta e un po’ commossa
post scriptum
qualcosa come anni
per predisporre la fossa
6 commenti:
quella tazza esiste ancora. da qualche parte. più a pezzi che mai...
la mano mossa
a fermare l'immagine
niente dolore
puntina su carta
nessun sotto vetro
in foto
ci conserviam
senza coloranti
ma che schifo.
almeno sei simpatico. certo che l'illustre illustratore è un porco /e non illustre/
Quanto ci hai messo a scrivere questa cazzata? Ti facevi una sega era meglio.
imparato molto
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