martedì 18 dicembre 2007

san sebastián y el paraíso.

Vittorio Mortarotti


Espagnoles, Franco ha muerto.

annuncio alla televisione spagnola il 20 novembre 1975

Domani starò meglio.

frase di María il giorno del suo quarantesimo compleanno



Entrò che con la mano destra si teneva ancora il pacco. María sentì l'odore acre dei suoi indumenti e, stretta la spugna, passò un colpo veloce sul bancone. Dal fondo del bar il figlio, seduto per terra, sentì la voce di quell'uomo venirgli contro.

"Una birra, María".

María aveva toccato quell'uomo. Era la prima volta che gli arrivava da quando non c'era più il marito. Ora quel gusto di sudore le faceva abbassare lo sguardo. La madre le diceva spesso, seduta in cucina a rammendare le calze: "Tu sei fortunata. Sei ancora giovane. Io penso che se fosse successo a me alla tua età..."

Di anni ne aveva quaranta, lei, passati la sera prima con quell'uomo nel ristorante in fondo alla via. E aveva anche provato a indossare quel vestito che le sapeva d'estate. Una volta sposata, il marito l'aveva portata a Pamplona a vedere la corsa dei tori. In estate si erano sposati. Due giorni a ridere in strada con il vino che ubriaca, a mangiare serviti nei ristoranti migliori e l'albergo che sapeva di nuovo.

A lei quel vestito ricordava l'estate perché solo a Pamplona aveva visto quel rosso negli occhi di rabbia del toro.

L'uomo ora la guardava di là dal fumo della sigaretta. Aveva ancora le mani nere dal lavoro e, con uno strappo, le mani cercarono di prenderle un fianco. María guardò nell'angolo dove il figlio faceva i suoi giochi. Poi prese gli occhiali e fece per leggere il giornale. "Sotto il franchismo il popolo ha dovuto subire le più tristi vergogne. Ma il sacrificio di Cristo deve mostrare a noi tutti il cammino che dalla sofferenza porta alla redenzione dal peccato originale" dichiarava per la prima volta il vescovo di San Sebastián appena cinque anni dopo la morte di Franco. Questo posto, pensava María, si sta portando via i miei anni. E mentre, pensava alle facce delle persone e alle parole.

Un tocco pesante alla vetrina del bar le fece spostare lo sguardo. Era il fratello di quell'uomo che gli faceva gesto d'uscire. Chiusa l'officina, i due passavano le sere all'osteria di Ramón con il vino forte e le storie degli uomini. Lui finì la birra con un sorso lungo e se ne andò quasi di corsa, senza una parola, ma con un sorriso che gli piegava la faccia come sapendo che domani avrebbe trovato María ancora lì, dietro quel bancone. Che tra qualche giorno, magari, l'avrebbe invitata ancora a mangiare fuori, la sera.

La vetrina scosse ancora per qualche istante. All’angolo, il cartello dei gelati era sbiancato al sole dell'estate. María pensò che era quasi tempo di toglierlo, che le giornate scorciavano e dal mare veniva un'aria fredda che chiudeva le imposte.

Sul pavimento era rimasto il chiaro delle scarpe da lavoro di quell'uomo. Allora incominciò a vedere il segno di tutte le persone entrate e uscite da quel bar. Orme di migliaia di uomini che si coprivano nel lavoro degli anni. Passi di terra, di segatura, di cenere, lavati via dalle sue mani. Un gusto di polvere le prese alla bocca. Cercò con le mani un boccone di frittata che stava sul piatto, lo mise in bocca e lo coprì con una sorsata d'acqua, cercando di buttare giù quel pugno che le fermava la gola. Poi, lasciando il bancone, andò a cercare lo straccio nello stanzino che dava sul cortile.

Mentre spostava il secchio, sentì la porta chiudersi e un rumore di tacchi attraversare la stanza fino ad uno dei tavoli vicino alla vetrata. María tornò alla sala, i suoi occhi si posarono lentamente su quelle scarpe, salirono sulla camicetta aperta al bottone alto e si fermarono in uno spazio del viso sottile tra la collana a perle e le labbra, entrambe segnate da un rosso calmo. Avvicinandosi, fu presa dal profumo che quella donna aveva dovuto spruzzarsi pochi minuti prima d'uscire. Non aveva mai visto la signora, prima. Doveva essere scesa dall'albergo che stava due vie più in là.

“Un bicchiere di vino, per favore.”

Girando gli occhi per tornare al bancone, María guardò per un attimo la spilla che le teneva i capelli raccolti dietro la nuca, appuntita come quella che usa per i tori ma con un fiore sopra.

La donna guardava fuori dalla vetrina mentre dalla via stretta scurivano le ultime ore del giorno e s'accendevano i lampioni. Alcuni ragazzi si nascosero dietro una delle colonne del portico con il fiato forte, rotto dal riso. Quando comparvero alcune ragazzine, saltarono fuori rubando il cappello ad una di loro e corsero via urlando. Alla donna brillarono gli occhi come accesi da una vecchia memoria. Poi si sporse dalla sedia fino quasi a sfiorare con la fronte la vetrina per vedere se i ragazzi si erano fermati. Ma la ragazza era partita lasciandoli con il loro trofeo, soli al fondo del marciapiede. Alla donna scappò un sorriso.

María ricordò che nel fine settimana una compagnia della capitale recitava nel teatro della città. L’osservava e cercava di immaginarla attrice, vestita con gli abiti di un tempo, guardare alla platea con quella stessa aria che aveva ora nel suo bar.

Accese le luci del palcoscenico, la donna voltò lo sguardo che andò ad incrociare quello di María. María ne sentì il peso e si girò.

Alle sue spalle, il calendario posava accanto alla foto del marito e alla cornice usata di San Sebastiano, che stava lì dal giorno in cui, insieme, avevano aperto quel bar. Prese la penna nera che stava nel cassetto dei soldi e segnò alla fine del mese il giorno delle consegne. Poi si fermò sulla manica della camicia a righe verdi, slacciò il bottone e la rimboccò per nascondere la macchia che si era fatta con il vino. Con il rovescio della mano si asciugò la fronte e spinse una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Si rigirò e, senza più guardare, si rimise a leggere il giornale.

La donna adesso fissava l'orologio sul muro in fondo alla sala. Era l'ora del suo appuntamento. Si alzò muovendosi verso il bancone e pagò. Poi, quasi non pensandoci, guardando ancora una volta al muro con la pendola che ticchettava, disse "Lei è fortunata. I figli sono l'unica cosa che resta, dopo...." prese il resto e, senza chiudere quel dopo, salutò con un magro sorriso che le segnò una ruga accanto all'occhio sinistro.

Mentre andava, il rumore dei tacchi coprì quello più largo dell'orologio.

Erano ormai le sette, María prese il figlio e uscì dal suo bar. Con uno strappo abbassò la serranda. Un lento brusio accompagnò l'insegna rossa che poco a poco spegneva. Il Paraíso era chiuso. Pensando all'inverno che si avvicinava, María sentì una fitta al petto. Come di un freccia tra due ossa del costato.

4 commenti:

Hemingway ha detto...

Shit...

Anonimo ha detto...

un po una porcata.

mc ha detto...

regarde stp
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Anonimo ha detto...

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